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incesto

Desiderio proibito all’imbrunire


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
08.04.2026    |    1.484    |    1 9.3
"Nicole urla, le unghie che graffiano il legno, il corpo che si arcuata all’indietro mentre lui la riempie completamente, fino in fondo..."
In una villa di Rio, Angelo e Nicole
superano i limiti del desiderio proibito. Tra
sguardi carichi di tensione e parole
esplicite, la nipote sfida lo zio a cedere alla
passione, in un gioco di seduzione che
mette a rischio tutto.
La villa di famiglia a Rio de Janeiro è avvolta dal calore umido del tardo pomeriggio, quell’ora in cui il sole
comincia a scivolare dietro le colline e le ombre si allungano come dita pigre sulla pelle. L’aria sa di terra bagnata
e di fiori di ibisco, quel profumo dolce e stordente che si appiccica ai vestiti e alla gola. Angelo si sfila la camicia
di lino sudato, lasciandola cadere sulla poltrona di vimini del porticato, mentre con due dita si allenta il nodo
della cravatta già slacciata. Il rumore del ghiaccio che tintinna nel bicchiere di cachaça è l’unico suono oltre al
ronzio delle cicale.
Dall’interno della casa, un fruscio di stoffa. Poi, il clic dei tacchi sul pavimento di pietra.
Nicole esce sulla veranda, la luce dorata che le accarezza le curve come una mano esperta. Indossa un vestitino
di cotone bianco, così sottile che quando il vento lo solleva per un istante si intravedono le mutandine di pizzo
nero, un contrasto osceno contro la pelle dorata. I capelli scuri, mossi dall’umidità, le cadono sulle spalle in
ciocche disordinate, e le labbra—piene, umide—sono leggermente dischiuse, come se avesse già il fiato corto.
Non è un caso che si sia presentata così. Lo sa anche lui.
«Zio, pensavo fossi in città per lavoro» dice, la voce un filo troppo acuta, le dita che giocano con il bordo del
bicchiere che ha preso dal tavolo senza chiedere. Il ghiaccio sbatacchia quando lo porta alle labbra, e Angelo non
può fare a meno di notare come la lingua—rosa, umida—si allunghi per leccare una goccia di condensa che le
scivola sul polso.
«Ho finito prima» risponde lui, la voce bassa, quasi distratta. Ma i suoi occhi non lo sono. Seguono il movimento
del vestito quando Nicole si sporge in avanti per appoggiare il bicchiere, il tessuto che si tende sui seni—piccoli,
sodi, con i capezzoli che premono contro la stoffa come due monete scure. «E tu? Non dovevi essere in spiaggia
con le tue amiche?»

Lei alza le spalle, un gesto che fa oscillare le tette sotto il cotone trasparente. «Mi annoiavo. Preferisco stare
qui.» Un sorrisetto furbo, gli occhi scuri che luccicano. « Inoltre… » Si morde il labbro inferiore, poi lo libera con
un suono umido. « Avevo voglia di vederti.»
Angelo sente il peso dello sguardo di lei addosso come una carezza. Sa cosa sta facendo. Sa che Nicole ha
sempre avuto un debole per gli uomini più grandi, per quella sicurezza che lui porta addosso come un profumo.
E sa anche che, da quando ha compiuto diciotto anni, la nipote brasiliana non ha più fatto mistero delle sue
fantasie. Fantasie che, ultimamente, sembrano essersi concentrate su di lui. E sul suo cazzo.
«Voglia di vedermi, eh?» ripete, prendendo un sorso lento della cachaça, il liquore che gli brucia la gola. «O
voglia di qualcosa d’altro?»
Nicole non abbassa lo sguardo. Anzi, lo sfida. Si avvicina di un passo, poi di un altro, fino a quando le sue cosce
quasi sfiorano le ginocchia di Angelo. L’aria tra loro è densa, carica di qualcosa che non è solo il caldo tropicale.
«Tu sai benissimo cosa voglio, zio» sussurra, e la parola zio esce dalle sue labbra come una carezza sporca, un
invito. «Lo sai da mesi.»
Lui non risponde subito. Invece, allunga una mano e le sfiora il ginocchio, proprio dove il vestito si è sollevato un
po’ troppo. La pelle è liscia, calda. Nicole trattiene il fiato, ma non si tira indietro. Anzi, apre appena le gambe, un
movimento quasi impercettibile, ma abbastanza perché Angelo senta il calore che sale da lì, dal centro delle sue
cosce.
«Sei una piccola puttanella, Nicole» dice finalmente, la voce roca. «Una troietta che non vede l’ora di farsi
riempire da un cazzo grosso. È così?»
Lei chiude gli occhi per un istante, come se quelle parole le facessero male. O forse le eccitassero. Quando li
riapre, le pupille sono dilatate, nere. «Sì» ammette, e il suono è quasi un gemito. «E tu… tu hai quello che
voglio.»
Angelo ride, una risata bassa, senza allegria. «Ah, quindi è per questo che sei qui. Non per la compagnia dello zio,
ma per il suo cazzo.» Le dita risalgono lungo la coscia, lenta, inesorabili, fino a quando il pollice non sfiora il
bordo delle mutandine. Il pizzo è bagnato. «E dimmi, piccola troia, cosa sai del cazzo di tuo zio?»
Nicole ansima quando le sue dita premono un po’ più forte, il pollice che si insinua sotto l’elastico e sfiora le
labbra umide della sua figa. «So che è grosso» dice, la voce che trema. «E nero. E che… che lo voglio dentro di
me. Da tanto.»
Angelo sente il suo cazzo indurirsi nei pantaloni, la stoffa che diventa improvvisamente stretta. Non è la prima
volta che una donna lo desidera, ma c’è qualcosa di particolarmente eccitante nel sentire sua nipote—sua
nipote—chiederglielo così, senza pudore, con quella voce rotta dal desiderio.
«Allora dimmelo» ordina, la mano che si ferma, minacciosa. «Dimmi esattamente cosa vuoi che ti faccia.»
Lei non esita. «Voglio che mi scopi, zio. Voglio che mi pieghi su questo tavolo» —indica il tavolino di legno scuro
accanto a loro— «e che mi riempi la figa con quel cazzo grosso fino a quando non urlo. Voglio sentirti venire
dentro di me, sentirti scoppiare mentre mi tieni giù per i capelli.» Fa una pausa, le guance arrossate, ma lo

sguardo fisso nel suo. «E poi… poi voglio che me lo metta nel culo. Voglio che mi usi come la puttana che sono.»
Angelo inspira profondamente, le narici che si dilatano. Non c’è più spazio per i giochi, ora. Non dopo quelle
parole. Con un movimento brusco, la afferrer per i fianchi e la solleva, facendola sedere sul tavolino. Il vestito si
solleva, rivelando le mutandine nere, già fradice, che si incollano alle labbra gonfie della sua figa.
«Allora sarà meglio che ti prepari, piccola» ringhia, mentre con una mano le strappa via le mutandine con un
suono di stoffa che si lacera. Nicole grida, ma non è paura—è eccitazione pura, i suoi fianchi che già si muovono,
cercando qualcosa da strofinare contro.
Angelo non la fa aspettare. Si slaccia la cintura con un movimento secco, il suono metallico della fibbia che si
apre si mescola al respiro affannoso di Nicole. Quando tira giù la zipper, il suo cazzo salta fuori, duro come la
pietra, scuro come l’ebano, con la punta già lucida di precum. Nicole lo fissa, gli occhi sgranati, la bocca aperta.
«Porca puttana» sussurra, e la lingua esce a leccarsi le labbra, come se già immaginasse il sapore.
«Apri quella bocca» comanda Angelo, afferrandole i capelli con una mano e tirandole indietro la testa. Lei
obbedisce all’istante, le labbra che si schiudono, la lingua che si abbassa in attesa.
Lui non le dà tempo di prepararsi. Le spinge la testa in avanti, il cazzo che scivola tra le sue labbra aperte, la
punta che sfiora la gola. Nicole gorgoglia, ma non si tira indietro. Anzi, avvolge le labbra attorno all’asta, la saliva
che già cola agli angoli della bocca mentre cerca di prendere più che può.
«Così, brava puttana» ansima Angelo, spingendo un altro po’, sentendo la punta del suo cazzo che preme contro
l’ingresso della sua gola. «Prendilo tutto. Voglio vederti soffocare sul mio cazzo.»
Nicole gemme attorno alla sua carne, le lacrime che le scendono dagli occhi mentre lui le tiene la testa ferma e
comincia a muoversi, affondando sempre di più, sempre più in profondità, fino a quando le sue labbra non
sfiorano la base del suo cazzo, il naso premuto contro i peli ricci del pube.
«Cazzo, sì» ringhia Angelo, sentendo la gola di lei che si contrae attorno alla sua punta. «Ora succhia. Voglio
sentirtelo leccare come una brava troietta.»
Lei obbedisce, la lingua che si avvolge attorno all’asta mentre lui si tira indietro, lasciandole solo la punta in
bocca. Nicole la lecca come un gelato, la saliva che gocciola sul suo mento, le mani che si aggrappano alle sue
cosce, le unghie che affondano nella carne.
«Basta» dice improvvisamente Angelo, tirandola su per i capelli. Il suo cazzo esce dalla sua bocca con un pop
umido, lucido di saliva. «Ora è il momento di darti quello che vuoi davvero.»
La spinge giù dal tavolino, facendola piegare in avanti, le mani piatte sulla superficie di legno. Il vestito è ancora
sollevato, il culo nudo e rotondo esposto all’aria, la figa che brilla di umori, aperta, pronta.
Angelo si posiziona dietro di lei, il cazzo che preme contro l’ingresso caldo e bagnato della sua figa. «Sei sicura di
volerlo, Nicole?» chiede, anche se sa già la risposta. «Perché una volta che ti scoperò, non sarai più la stessa.
Sarai la mia puttana. La troietta di tuo zio.»
«Ti prego» piagnucola lei, spingendo il culo indietro, cercandolo. «Scopami. Ho bisogno di sentirti dentro.»
Non ha bisogno di dirglielo due volte.
Con un affondo potente, Angelo la penetra, il suo cazzo grosso che si fa strada dentro di lei con un suono
umido, squisito. Nicole urla, le unghie che graffiano il legno, il corpo che si arcuata all’indietro mentre lui la
riempie completamente, fino in fondo.
«Dio, sei stretta» ringhia Angelo, le mani che le affondano nei fianchi mentre comincia a muoversi, tirandosi
indietro quasi del tutto prima di affondare di nuovo, ancora più forte. «La tua figa è fatta per il mio cazzo,
piccola troia.»
«Di più!» grida lei, spingendo il culo indietro per incontrarlo. «Più forte, zio! Voglio sentirti domani! Voglio
camminare zoppicando perché mi hai scopata troppo forte!»
Angelo le dà quello che vuole. Ogni affondo è più violento del precedente, il tavolino che scricchiola sotto di
loro, il suono dei loro corpi che si scontrano che riempie l’aria, mescolandosi ai gemiti rotti di Nicole e ai ringhi
animali di Angelo.
«Mi fai venire, cazzo» ansima lui, sentendo le palle che si stringono, il calore che sale lungo la spina dorsale.
«Voglio riempirti, puttana. Voglio che il mio sperma coli fuori da te per giorni.»
«Sì, sì, sì!» urla Nicole, la figa che si stringe attorno a lui, i muscoli che lo strizzano, cercando di trattenerlo
dentro. «Vieni dentro di me, zio! Riempimi! Voglio il tuo cazzo nel mio culo dopo! Voglio che mi usi come la tua
troietta personale!»
Quelle parole sono la goccia che fa traboccare il vaso. Angelo affonda un’ultima volta, spingendo fino a quando
non può andare oltre, e poi viene, il suo sperma che schizza dentro di lei in ondate calde, riempiendola,
marcandola. Nicole grida, il corpo scosso da un orgasmo violento, la figa che pulsa attorno al suo cazzo mentre
lui continua a svuotarsi dentro di lei.
Quando finalmente si ferma, sono entrambi senza fiato, sudati, il corpo di Nicole che trema ancora per le scosse
dell’orgasmo. Angelo si tira indietro lentamente, il suo cazzo che esce dalla figa di lei con un suono bagnato, lo
sperma che già comincia a colare lungo le sue cosce.
Ma non hanno finito.
«Girati» ordina Angelo, la voce roca.
Nicole obbedisce, voltandosi verso di lui, gli occhi lucidi, le labbra gonfie. Lui si abbassa, le afferrer le caviglie e
gliele solleva, appoggiandogliele sulle spalle. Il suo cazzo, ancora duro, preme contro il suo buco del culo, stretto
e inesplorato.
«Sei sicura?» chiede, anche se sa che lo è. Anche se sa che Nicole vuole essere sua in ogni modo possibile.
Lei annuisce, le mani che si aggrappano alle sue spalle. «Fallo, zio. Voglio che mi scoperchi il culo. Voglio che sia
tuo.»

Angelo sputa sulla sua mano e si lubrifica il cazzo, poi preme la punta contro il suo ano, stretto e resistente.
«Rilassati, piccola» sussurra, anche se sa che farà male. Anche se sa che lei lo vuole così.
Poi spinge.
Nicole urla, il corpo che si irrigidisce, ma Angelo non si ferma. Continua a spingere, centimetro dopo centimetro,
fino a quando non è completamente dentro di lei, il suo cazzo sepolto nel suo culo stretto e caldo.
«Cazzo, sei stretta» ansima, sudato, le mani che le stringono i fianchi mentre comincia a muoversi, lentamente
all’inizio, poi sempre più forte, sempre più veloce.
Nicole piange, ma non è dolore—è estasi pura, il suo corpo che si contorce sotto di lui, le unghie che gli
affondano nelle spalle mentre lui la scopa nel culo come se fosse la sua personale puttana.
«Ti piace, eh?» ringhia Angelo, sentendo le palle che si stringono di nuovo. «Ti piace quando tuo zio ti usa il culo
come una troia.»
«Sì! Sì!» grida lei, il corpo scosso da un altro orgasmo, il culo che si stringe attorno al suo cazzo. «Sono la tua
puttana! La tua troietta brasiliana! Vieni nel mio culo, zio! Riempimi!»
E lui lo fa.
Con un ultimo affondo violento, Angelo viene di nuovo, il suo sperma che schizza dentro il suo culo,
riempiendola, marcandola in un modo che non potrà mai essere cancellato. Nicole urla, il corpo scosso da
spasmi, le lacrime che le scendono lungo le guance mentre lui continua a svuotarsi dentro di lei.
Quando finalmente si ferma, sono entrambi esausti, sudati, il corpo di Nicole segnato dalle sue mani, dal suo
cazzo. Angelo si tira indietro lentamente, guardando il suo sperma che cola dal suo culo, mescolato ai suoi
umori, la prova tangibile di quello che hanno appena fatto.
Nicole si accascia sul tavolino, le gambe che tremano, il respiro affannoso. Ma quando alza lo sguardo verso di
lui, c’è un sorrisetto soddisfatto sulle sue labbra gonfie.
«Allora, zio» dice, la voce roca, «quando possiamo rifarlo?»
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